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Mike Lennon, l’asian rap che gioca con gli stereotipi

Mike Lennon propone un progetto completamente inedito per la scena rap italiana: un “asian rap” che gioca sugli stereotipi sulla cultura orientale diffusi in occidente, di cui Mike Lennon è il primo e unico esponente. “Asian” è il suo primo ironico ep.

Mike Lennon si chiama in realtà Duc Loc Michael Vuong, ed è un designer, grafico, produttore e rapper; è nato a Parma nel 1995. Con il rap, di cui è da sempre appassionato, cerca di conciliare la sua anima orientale con quella occidentale e di far contaminare le comunità asiatiche e italiane.

Il suo tratto distintivo è l’ironia, sottolineata da un linguaggio parodistico esasperato tipico del suo personaggio, che è nato per reazione agli stereotipi e alle generalizzazioni con cui vengono spesso indicati gli asiatici. Un chiaro esempio di tutto questo è il singolo “Konichiwa”, saluto giapponese ma anche il soprannome che veniva dato a Mike (che è di origine vietnamita) dagli altri ragazzini, incapaci di distinguere le varie etnie asiatiche.

La tua musica ironica è nata per reazione agli stereotipi ma ti piace anche diventare il personaggio Mike Lennon, che parla con la L al posto della R.

Non c’è ancora nessun esponente della comunità asiatica che fa rap, io lo faccio per deridere gli stereotipi che circolano sugli asiatici. Ad esempio, che siamo tutti uguali. Volevo delidele (è Mike che parla, nda) l’idea che i cinesi vendono covel del cellulare a 7 eulo, o che mettono smalto alle unghie e gli italiani ci vanno pelchè costa poco.

Quanto ti diverte essere Mike?

Mi diverte e lo sfrutto per arrivare alle persone, facendo qualcosa che è nuovo. E poi mi piace recitare.

Tu hai iniziato a produrre le prime cose nel garage di casa. Apple ha iniziato in un garage, come Microsoft, dicono che anche Walt Disney abbia coltivato le sue prime idee in un garage. Ci hai mai pensato?

Il paragone mi rende orgoglioso (ride, nda). Questi sono grandi nomi e sicuramente sono fonte di ispirazione per me; certamente lo sono per chi ha un obiettivo e lo persegue sempre.

Che lezione hai imparato, tu, durante il tuo percorso?

Fallire è importante perché impari.

Tu hai fallito?

Sì, se ci riferiamo a cose che non arrivavano al pubblico. Ho capito che per riuscirci non serve solo un pezzo bello ma ci vuole anche una struttura che ti supporti. Con me, adesso, c’è un team di professionisti: da soli non si arriva, però non bisogna comunque mai smettere di crederci. Steve Jobs, Elon Musk e molti altri hanno fallito ma hanno anche ricominciato: persone così con il loro esempio mi ispirano oltre la musica.

A proposito, che musica ascolti?

Di tutto e fin da piccolo. Per fortuna i miei genitori sempre ascoltato bella musica. Sono un mega fan dei Beatles, ecco perché mi chiamo Lennon. Mi è sempre piaciuto l’hip hop, ovviamente.

Come hai iniziato a scrivere?

A scuola durante le lezioni componevo canzoni prendendo in giro compagni, poi le registravo in camera. A quel punto papà mi ha regalato un microfono. Per 6 anni il garage è diventato il mio studio, lì ho imparato a produrre. Anche se di imparare non si finisce mai.

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