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Marcello Albergoni, country manager LinkedIn Italia

Come costruire un profilo LinkedIn efficace

Le dritte di Linkedin per costruire un profilo efficace e utile, più alcuni dati interessanti sul mondo del lavoro.

LinkedIn, la rete professionale online più grande del mondo, ha promosso un’interessante Community Research che fa emergere quali figure legate alla vita personale e lavorativa hanno influito, e influiscono tutt’ora, sulle scelte relative alla carriera dei professionisti italiani.

A presentare i dati è Marcello Albergoni, country manager di LinkedIn Italia, che inizia sottolineando come la famiglia influisca per il 60% sulle scelte di carriera di noi italiani. Per il 13% degli intervistati hanno avuto grande peso gli insegnanti a scuola, solo l’11% cita i career advisor e il 10,5% i recruiter e chi lavora nel settore delle risorse umane.

Quando si sente la necessità di cambiare lavoro il 35% decide da sé mentre il 20% ha dichiarato che il passo successivo è stato suggerito da un superiore – quindi avere un coach o un mentore è importante, così come un network di persone è uno degli aspetti fondamentali, nel lavoro come nella vita in generale.

LinkedIn: cosa dice la ricerca sull’ambiente di lavoro

Figure chiave nella vita lavorativa di ogni giorno sono il competitor, cioè il collega che ci pone delle sfide, che sgomita, e che c’è un po’ dappertutto, così come in ogni ufficio troviamo la (o il) cheerleader, la persona brillante che motiva gli altri e li aiuta: dalla ricerca risulta ce ne siano parecchie di persone così. C’è poi il work bestie, che è l’amico del cuore sul posto di lavoro, con cui si passa del tempo fuori dall’ufficio.

Il 62% degli intervistati non percepisce la presenza di un collega in competizione, e questo potrebbe essere espressione del desiderio di avere un ambiente più sereno in ufficio. Rimanendo sempre al tema competizione, per qualcuno è di stimolo per fare meglio, per il 24% invece il competitor ha influenza negativa sulle performance lavorative generali. Insomma, c’è chi si fa travolgere da persone un po’ più sfidanti.

Il cheerleader per il 56 % degli intervistati non porta reale valore aggiunto in ufficio, e l’11% addirittura preferisce il competitor. Il bestie aiuta ad alleggerire lo stress per il 48%, per il 30,6% addirittura rappresenta il principale motivo per andare in ufficio.

LinkedIn: come costruire un profilo “che spacca”

Tutti questi dati si applicano alla vita d’ufficio. Ma cosa suggerisce LinkedIn per chi un lavoro lo deve ancora trovare, o vuole cambiarlo?

Innanzi tutto che le digital skill sono fondamentali: non è una richiesta nuova, si sa da anni che sono importanti ma in Italia siamo ancora carenti. Chi offre lavoro cerca capacità di problem solving e di collaborazione, e senso di leadership: questo mix è importante, e va ben espresso in un profilo LinkedIn efficace.

Per prima cosa bisogna avere una foto profilo con sfondo chiaro e senza oggetti che coprano viso o testa (no, nemmeno la corona d’alloro del giorno della laurea). Nel riassunto iniziale non usare il tuo job title ma descrivi molto brevemente la tua mission come professionista nel ruolo che ricopri attualmente.

Il summary del profilo è un testo di 4 o 5 righe da scrivere in prima persona, in maniera accattivante. Aggiorna le esperienze (se ne hai molte metti le ultime, delle altre fai una lista succinta) ma se dopo lo stage vieni assunto non cancellare lo stage: semplicemente aggiorna per mostrare la crescita che hai avuto nel ruolo. Usa il titolo preciso che ti dà l’azienda e metti una piccola descrizione di quello stai facendo. Il consiglio è di raccontare il tuo ruolo come fosse una storia: storytelling, ebbene sì, funziona anche su LinkedIn perché il profilo non è un curriculum ma un luogo dove raccontarti.

Ricorda che se fai volontariato è importantissimo inserirlo, per mostrare le tue soft skill e i tuoi interessi: potrebbero essere la chiave che ti lega alla cultura e ai valori dell’azienda che stai cercando.

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