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Dimartino. Foto di Michela Forte

Dimartino canta “Afrodite”. L’intervista

“Afrodite” è il nuovo album di Dimartino, pubblicato proprio oggi 25 gennaio. Un disco che vivrà intensamente sui palchi, a partire da febbraio. Un disco che fa germogliare riflessioni in chi lo ascolta.

Il cantautore siciliano Dimartino (Antonio, di nome) pubblica oggi, 25 gennaio, un nuovo disco, intitolato “Afrodite”.

Ma, prima, una premessa. Dimartino, si parla di te al singolare come cantautore, ma allora Dimartino come band e come progetto come vanno considerati?

Dimartino è una cosa ambigua, i Dimartino o Dimartino… però mi piace lasciare l’ambiguità. Effettivamente siamo una band, più o meno sempre gli stessi. Abbiamo scelto il mio cognome per una questione di sopravvivenza: le band si sciolgono, canta Carboni, se usiamo un cognome almeno uno può andare avanti. Poi, visto che scrivo io le canzoni questo è diventato più un progetto cantautorale, ma chi suona con me fa parte della band. Nel tour ci saremo tutti, anche chi c’era all’inizio.

“Cuoreintero” è stato il primo singolo estratto da “Afrodite”, che rappresenta un fermarsi e ripartire da capo. Perché hai sentito l’esigenza di ripartire?

A quasi quattro anni dall’ultimo disco c’era l’esigenza di dire delle cose che avevo tenuto dentro, quindi è stata una ripartenza dovuta a un fatto personale. Sono diventato padre nel frattempo e questo mi ha dato la voglia di partire: mia figlia mi fa credere nelle cose che faccio con nuova energia, un’energia superpulita e innovativa.

Perché il titolo “Afrodite”? Dea della bellezza, dell’amore e della primavera, quindi della rinascita o nascita…

Quando è nata mia figlia vedevo il tempio di Afrodite di Erice. Essendo in una sala parto, pensavo che tutto combaciasse; ho pensato ad Afrodite protettrice della bellezza, e ho immaginato un tempio della bellezza nelle periferie delle nostre città. Così ho iniziato a ragionare sulla perdita della bellezza che stiamo vivendo in questi anni. La stiamo trascurando, invece a me piaceva coltivarla dedicandole un disco. Farlo significa anche guardare quello che non è bellezza. I cantautori devono raccontare il mondo in cui vivono, questo secondo me è quello che devono fare.

Oltre a Erice, c’è qualcos’altro della Sicilia nel disco?

C’è molto di Palermo, la mia città, che è aperta e multiculturale. Qui e lì nei testi ci sono riferimenti alla città. Ci sono storie ambientante anche nelle periferie di Palermo. Se dovessi immaginare un luogo in cui i personaggi delle canzoni si muovono, sarebbe una periferia.

Parliamo dei live: dal 15 febbraio Dimartino sarà in tour nei club.

Sarà un live energico, molto suonato. Quando arrivi al quarto disco hai la difficoltà di scegliere i pezzi, tra circa 50 canzoni ne dobbiamo selezionare 18-20, che siano la somma di 10 anni di percorso. Sarà un concerto variegato, in cui ci saranno momenti intimi e alcune cose molto strumentali, un po’ prog. Abbiamo molto affiatamento tra noi e questo dà al live una forza e un impatto molto potenti. È il lato del lavoro che ci piace di più.

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