Intervista con Silvia Bolzoni, dal progetto contro la violenza sulle donne al CSR
Zeta Service è una azienda che si occupa di servizi payroll, amministrazione del personale, consulenza del lavoro e consulenza HR. Oltre 200 collaboratori

Intervista con Silvia Bolzoni, dal progetto contro la violenza sulle donne alla CSR

Zeta Service è una azienda che si occupa di servizi payroll, amministrazione del personale, consulenza del lavoro e consulenza HR. Oltre 200 collaboratori, 400 clienti, 7 sedi in Italia, è una delle aziende leader nel settore. Ma non solo. Fondata da Silvia Bolzoni, che attualmente ne è la Presidente e CEO, ZetaService è una azienda innovativa, costruita su valori forti, che mettono al centro le persone, i clienti certamente, ma anche i dipendenti. Un vero esempio di azienda “socialmente responsabile”, attraverso decine di progetti, iniziative. L’ultima è stata la presentazione fatta a Milano dei dati e dei primi risultati del “Progetto Libellula”, un network di aziende, promosso proprio da Zeta Service, contro la violenza sulle donne

La CSR è una delle discipline più interessanti, che unisce il marketing, l’economia, il sociale. E che concepisce l’azienda come “corpo sociale”. E che contribuisce in modo fondamentale alla buona reputazione dell’azienda stessa. Molto interessante a nostro avviso anche il forte coinvolgimento dei dipendenti, al fine anche di costruire un senso di comunità che è senza dubbio un valore aggiunto molto forte, spesso sottovalutato tra gli imprenditori italiani. E ciò nonostante la solida tradizione che anche in Italia esiste, basti pensare ad una icona come Olivetti.

Abbiamo quindi scambiato due chiacchiere con Silvia Bolzoni, per comprendere meglio il loro modo di intendere una azienda “responsabile” e perché no, per aiutare quegli studenti che volessero approfondire queste tematiche che sono senza dubbio molto in crescita. Di seguito le domande e le relative risposte di Silvia Bolzoni, Presidente e CEO di  ZetaService.

1. Quanto conta oggi per una azienda essere davvero “socialmente responsabile”?

Ritengo che sia fondamentale per un’azienda, oggigiorno, attuare una scelta di tipo etico e decidere di diventare socialmente responsabile. Occorre avere una visione più ampia e sostenibile nel non aver solo in conto gli aspetti economici e finanziari, ma di favorire nel contempo un dispiegarsi di energie, atte a cogliere tematiche di interesse ecologico e sociale e dedicarsi alla loro evoluzione , promuovendo nuove idee e progetti all’interno della propria attività d’impresa e coinvolgendo in questo i propri collaboratori

2. Come mai avete puntato su un tema come la “violenza sulle donne”, raramente oggetto di progetti di CSR?

Il Progetto Libellula è nato ed è rivolto proprio a tutte le aziende, perché è lì che noi tutti trascorriamo la maggior parte del nostro tempo e siamo convinti che sia proprio l’azienda che possa e debba contribuire a diffondere al suo interno messaggi carichi di senso, di valori e di scopo assumendosi la responsabilità di trattare al proprio interno un tema così delicato.

Le persone che subiscono o attuano violenza potrebbero essere le stesse persone che la mattina si preparano e vengono a lavoro nelle nostre aziende e non possiamo ignorare questo fatto, anzi dobbiamo essere “sentinella” del benessere dei nostri collaboratori e depositari di un rapporto di fiducia che vada oltre il rapporto aziende/dipendente.

3. Avete incontrato perplessità e resistenze oppure l’idea è stata sempre accolta positivamente dalle aziende aderenti?

 

Si tratta di un argomento piuttosto delicato, certamente non facile da trattare. Si sono incontrate, in alcuni casi, per fortuna isolati, delle reticenze. Ad ogni modo, tutte le aziende che al momento hanno aderito, si sono impegnate in modo molto concreto e coraggiosamente si sono assunte la responsabilità di farsi da portavoce di una campagna di informazione e sensibilizzazione anti-violenza verso tutti i loro collaboratori.  

4. Ma cosa si può fare sul serio? Quali sono gli strumenti concreti che ritenete si possano implementare in azienda per prevenire la violenza? 

Noi vogliamo che nelle imprese si diffonda un messaggio positivo di educazione alla bellezza e che si lavori su tutto ciò a cui occorre dare spazio per evitare che la violenza si insinui: non parliamo del dolore o della brutalità della violenza, ma della bellezza dell’autostima, dell’accettazione di sé, del rispetto delle diversità.

Dalle indagini svolte è emerso quanto sia proprio la scarsa considerazione di sé, che affligge molte delle donne abusate, ad esser stata terreno fertile per ogni tipo di violenza, fisica e psicologica.

Noi vogliamo proprio debellare questi retaggi obsoleti e restituire alle donne un ruolo da protagonista nella propria esistenza di donna e di lavoratrice, ma non solo parliamo gli uomini e alle donne degli stereotipi di genere, del rispetto delle diversità e parliamo ai figli dei dipendenti di tematiche come quella della violenza 3.0 attuata sui social.

5.  Zeta Service comunque non si occupa solo del Progetto Libellula, ci può ricordare quali sono le ultime iniziative di questa molto particolare azienda che “sorride”?

Rimanendo nell’ambito dell’impegno sociale, grazie alla disponibilità dei nostri collaboratori, siamo intervenuti in contesti come le scuole, case d’aiuto per le mamme in difficoltà, case per l’infanzia. Il legame più duraturo è nato con la Casa dell’Accoglienza Enzo Jannacci (ex dormitorio), situata vicino i nostri uffici di Milano, la nostra collaborazione è iniziata con le lezioni di italiano, con la creazione di una sala tv, per dare vita poi a qualcosa a cui inizialmente non avevamo pensato: una raccolta delle storie di chi è o è stato ospite della Casa Jannacci, ne è nato un libro: “Inciampi di Vita”, che oggi grazie al Teatro Officina di Milano è anche uno spettacolo teatrale.

Proprio in questi giorni è stato pubblicato un nuovo libro “Una storia sbagliata”, nuove storie raccontate e scritte dal nostro collaboratore Giuseppe Stoppa. In occasione della presentazione del libro durante l’annuale ritrovo presso Casa Jannacci, i nostri collaboratori in modo volontario hanno partecipato all’organizzazione rendendosi disponibile a servire ai tavoli per il pranzo in onore degli ospiti della Casa Jannacci.

Inoltre, per quanto riguarda il nostro interno, avendo auna presenza dell’ 80% di donne, è stato per me naturale pensare a servizi e benefit mirati

E così abbiamo messo a disposizione (per esempio):un maggiordomo che si occupa delle nostre commissioni quotidiane, di portare l’auto al lavaggio, per il cambio degli pneumatici o dal meccanico per eventuali riparazioni, di ritirare i tanti pacchi che arrivano da Amazon o quant’altro, di ritirare la spesa che i nostri collaboratori fanno on-line e che fanno recapitare in azienda, di organizzare visite mediche in azienda ( senologo. cardiologo. oculista. fisioterapista), di dedicare ai genitori un master online e un pacchetto benefit dedicato.

6. Cosa può suggerire ad uno studente che oggi vorrebbe indirizzare il suo percorso dii studi nel campo della CSR? Ritiene che sia un tipo dii sensibilità in crescita in Italia?

Gli consiglierei di condurre i suoi studi con passione, entusiasmo e dedizione. La CSR , ovvero la responsabilità sociale di impresa, rappresenta una delle best practice che ogni azienda sta sposando come causa morale imprescindibile. In futuro si avrà sempre più bisogno, all’interno del proprio organico organizzativo di figure professionali, formate con questo specifico orientamento. Non posso che essere favorevole a questo “nuovo corso”!

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