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Studenti milanesi e cibo, vince la schiscetta

Presentati all’Urban Center di Milano i risultati dell’indagine “Le abitudini alimentari degli studenti delle università di Milano”, promossa dal Comitato Scientifico Le Università per Expo 2015 del Comune di Milano e realizzata dall’Università di Milano-Bicocca

Gli studenti delle università milanesi preferiscono il pranzo fai-da-te. È quanto emerge dalla fotografia scattata dall’indagine “Le abitudini alimentari degli studenti delle università di Milano”, promossa dal Comitato Scientifico Le Università per Expo 2015 del Comune di Milano.

Il sondaggio, realizzato a cura dell’Università di Milano-Bicocca tra dicembre 2015 e giugno 2016 attraverso la compilazione di un questionario on line, ha coinvolto 7.607 studenti universitari (il 7 per cento del totale della popolazione universitaria milanese) iscritti alle Università di Milano-Bicocca, Statale, Bocconi, San Raffaele e alle Scuole Civiche Fondazione Milano. L’indagine ha indagato le modalità del consumo dei pasti in università raccogliendo informazioni su provenienza del cibo, tempi, luoghi, composizione e aspettative da parte degli studenti.

I risultati della ricerca sono stati presentati stamane all’Urban Center di Milano da Francesca Zajczyk, Mario Boffi e Paola Palestini dell’Università di Milano-Bicocca, presenti il Vice sindaco del Comune di Milano Anna Scavuzzo, il Rettore dell’Università di Milano-Bicocca Cristina Messa, la Presidente del Comitato Scientifico Le Università per Expo 2015 Claudia Sorlini, Riccardo Guidetti dell’Università Statale, Elio Borgonovi dell’Università Bocconi e la Presidente della Fondazione Milano Scuole Civiche Marilena Adamo. Ha moderato la tavola rotonda Federica Cavadini del Corriere della Sera.

Tra i dati più rilevanti, come dicevamo, emerge l’abitudine ormai consolidata degli studenti milanesi alla schiscetta: il 64 per cento degli intervistati e in particolare le studentesse (71 per cento, contro il 48 per cento dei maschi) hanno dichiarato di portarsi sempre o spesso il cibo da casa, mentre solo il 10 per cento ha dichiarato di non farlo mai. Un fenomeno che indica maggiore autonomia e consapevolezza da parte degli studenti in fatto di scelte alimentari, nonché attenzione al risparmio.

L’indagine inoltre ha evidenziato come gli studenti interpellati siano assidui frequentatori delle strutture universitarie: il 54 per cento dei rispondenti consuma in università dai 3 ai 5 pasti al giorno: colazione (46 per cento) merenda di mattina (58), pranzo (98), merenda pomeridiana (52), ”apericena” (17 per cento).

Per quanto riguarda il tipo di piatto, vince nettamente il primo: sia per i maschi (63 per cento) che per le femmine (58 per cento). Tra le ragazze va forte anche l’insalata (54 per cento), mentre i ragazzi optano anche per il panino (44 per cento) o la pizza (40 per cento).

L’indagine inoltre presenta per la prima volta alcuni aspetti legati allo stato di salute degli studenti. In particolare si è incrociato il Body Mass Index (BMI), ovvero la massa corporea di ciascuno studente, con il peso percepito: ne è risultato che il 16 per cento delle studentesse si sente sovrappeso contro il 14,5 per cento degli studenti. Se guardiamo invece al totale degli intervistati, il 77,5 per cento ha mostrato di avere una percezione corretta del proprio peso.

La ricerca ha infine valutato l’impatto che ha avuto Expo 2015 sul comportamento alimentare degli studenti. L’85 dei maschi e l’82 per cento delle femmine ha risposto di avere visitato Expo almeno una volta; ci sono tornati più volte il 43 dei ragazzi e ben il 52 per cento delle ragazze. Il 32 per cento del totale ha dichiarato infine, indipendentemente dal fatto di avervi partecipato, di avere migliorato il proprio rapporto con il cibo, facendo più attenzione agli sprechi, alla qualità e ai processi di produzione e distribuzione degli alimenti.

«Questo tipo di indagine è importante – sottolineano Francesca Zajczyk e Mario Boffi – perché tocca un argomento divenuto di recente rilevante in un dibattito che si è aperto a livello politico e amministrativo, sia a livello regionale che locale, sull’uso delle mense pubbliche e sulla libertà di scelta di accedere al servizio o di sostituirlo con risorse personali e autonome. L’indagine ha sollevato inoltre la questione del valore dell’alimentazione come importante momento di socialità e parte integrante della quotidianità tra studio e formazione dello studente universitario».

«I risultati di questa ricerca – aggiunge Claudia Sorlini – forniscono indicazioni funzionali allo sviluppo di una politica della buona e corretta alimentazione e costituiscono un supporto utile al Comune di Milano che ha messo in atto la Urban Food Policy, ai gestori delle mense universitarie che in questo modo hanno l’opportunità di apportare adeguati aggiustamenti alle loro pratiche e agli studenti stessi che si rendono così più consapevoli delle loro scelte».

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