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Michele Bravi, il nuovo disco è “I hate music”: una sorpresa

 

Più che un disco è un ep, visto che “I hate music” contiene 8 canzoni, ma è un ritorno sorprendente (dopo l’album “A passi piccoli”) e in grande stile per Michele Bravi

“I hate music” è un ep con 8 canzoni tutte in inglese, che segnano un netto stacco dalle canzoni del precedente album “A passi piccoli”, arrivato dopo l’ep “La vita e la felicità” e il trionfo nel 2013 a X Factor. Ascoltatelo e vi sorprenderà. Il cambiamento non è solo musicale, perché il ‘nuovo Michele Bravi’ è diventato anche una stella del web: nel gennaio scorso ha aperto il suo canale Youtube e ha iniziato quello che definisce un “viaggio in costruzione” verso il nuovo album, attraverso la pubblicazione di video settimanali che raccontavano passo dopo passo il suo cambiamento musicale e la sua crescita personale. A oggi Michele Bravi ha più di 160 mila iscritti sul suo canale YouTube, ha collezionato oltre 150 mila like sulla pagina Facebook, 126 mila follower su Twitter e 263 mila su Instagram.

Cinque domande a Michele Bravi su “I hate music”

La vita e la felicità passano anche da internet?
Sono partito dal web per capire quali fossero le mie forze e quale fosse il mio rapporto con il pubblico. È giusto ascoltare le persone che ti seguono. Quando ho aperto il mio canale YouTube mi sono reso conto che quello che avevo avuto fino ad allora con il pubblico era un monologo, un parlare a senso unico che girava su se stesso. Invece io avevo bisogno di confronto: mi rendevo conto che tirando fuori certi racconti che mi ero tenuto per me, gli altri mi facevano notare sfaccettature e aspetti a cui non avevo fatto caso. Io nel web ho trovato un senso di libertà nuovo e la possibilità di raccontarmi, mi ci sono appassionato perché man mano capisco sempre più cose su di me.

Michele youtuber come nasce?
I video li faccio e li monto da solo in cameretta: ho iniziato con YouTube in un momento in cui non mi filava nessuno. Pensavo di fare uscire da solo questo disco, invece poi ho trovato una major (la Universal, nda) e per ora possiamo dire che sta andando tutto bene.

“I hate music” è un modo per dare sfogo alla frustrazione?
C’è in parte anche quello, ma non solo. Certamente è uno sfogo, che però liberandosi trova una sua positività. Ho vissuto un anno nero, non capivo più la musica, da questo “I hate music”. Però le cose uno le odia nel momento in cui si accorge di non amarle nel modo giusto. Io ho cercato il modo giusto per tornare ad amare la musica, e quando è successo sono tornato a scrivere: quando hai bisogno di raccontare qualcosa la musica prende forma. “The days” e gli altri brani nuovi mi hanno fatto scoprire che l’odio può diventare grinta.

Il primo brano nato dopo questo periodo nero è stato “The days”?
No, “The days” è nato proprio nel mio momento più nero: racconta una storia di buio assoluto e del momento in cui ci si risolleva. Le strofe le avevo, ma non trovavo l’apertura del ritornello; quando ho visto la luce è arrivato anche quello. Per questa sua genesi era giusto che fosse il primo singolo del disco.

Tu sei il cantante di “A passi piccoli” o quello di “I hate music”, due dischi molto diversi tra loro?
Sono entrambe le cose, solo che sono cambiato tanto dall’anno scorso. Il pubblico affezionato non è rimasto sorpreso dalle nuove canzoni perché mi ha seguito e influenzato in questo mio percorso. Che è appena iniziato, questo è il primo capitolo. Vedremo dove andrà: per ora ho voglia di essere leggero, di saltare, di divertirmi.

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