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Sopravvivenza in caso di ammaraggio: indossare il giubbotto diventa un gioco

Il Laboratorio di Interazione Uomo-Macchina dell’Università di Udine ha messo a punto la “Life Vest App” nell’ambito di una ricerca finanziata dagli USA

Indossare il giubbotto di salvataggio in caso di ammaraggio diventa un gioco. Grazie alla nuova “Life Vest App” messa a punto dal Laboratorio di Interazione Uomo-Macchina del Dipartimento di matematica e informatica dell’Università di Udine, nell’ambito di un progetto di ricerca triennale, diretto da Luca Chittaro, docente di informatica dell’ateneo friulano, e finanziato dalla statunitense Federal Aviation Administration (FAA), al fine di studiare l’utilizzo dei nuovi media digitali per rendere più coinvolgenti, semplici ed efficaci le istruzioni di sicurezza fornite ai passeggeri dei voli di linea. La app, scaricabile gratuitamente all’indirizzo http://hcilab.uniud.it/lifevest e disponibile per i principali smartphone e tablet (Android, Apple, Windows Mobile), insegna come indossare un giubbotto di salvataggio attraverso un gioco interattivo in cui si affronta un’esperienza 3D di ammaraggio.

L’utilità della “Life Vest App” può risultare fondamentale: in alcune situazioni di emergenza gli aerei di linea si trovano costretti ad atterrare sull’acqua (ammaraggio) e in questi casi un fattore fondamentale per la sopravvivenza è che il passeggero sappia trovare, aprire, indossare e usare correttamente il giubbotto di salvataggio e lo faccia – secondo quanto prescrivono le normative aeronautiche – autonomamente e in meno di 25 secondi. «I rapporti internazionali – ricorda Luca Chittaro – riportano diversi incidenti aerei in mare, e l’Italia non è esclusa da tali eventi, come ad esempio nel 2005 il tragico volo Bari-Gerba, costretto a un ammaraggio di fortuna al largo di Punta Raisi».

«I rapporti della FAA, la maggior autorità governativa mondiale dell’aviazione, evidenziano – prosegue Chittaro – che le tecniche attualmente utilizzate dalle compagnie aeree per istruire i passeggeri sulle procedure di sicurezza, ovvero presentazione degli assistenti di volo e foglio di istruzioni nella tasca del sedile di fronte, sono scarsamente efficaci». In particolare, la grande maggioranza dei passeggeri non presta attenzione a tali fonti di informazione e i test condotti sulla minoranza di passeggeri attenti rivelano comunque che il livello di comprensione delle istruzioni è insufficiente.

Grazie alla “Life Vest App”, «l’utente – spiega Chittaro – interagisce attraverso tre livelli con un passeggero virtuale per indossare il giubbotto di salvataggio correttamente e portarsi in salvo saltando dall’aereo. Il modello 3D nell’app è una riproduzione perfettamente fedele di un giubbotto di salvataggio usato da molte compagnie aeree». La app permette anche di affrontare sfide contro il tempo e confrontare i risultati con quelli dei propri amici e altri utenti nel mondo.

Dei diversi prototipi per la sicurezza del volo che il Laboratorio udinese sta sperimentando, questo è il secondo che passa positivamente i test sugli utenti e viene perciò reso pubblico. Lo scorso aprile, la prima app “Learn to Brace”, che si concentra sulla posizione di sicurezza da mantenere durante un atterraggio di emergenza, era stata resa disponibile sia per computer che per cellulari: il numero di utenti è, a oggi, superiore a 16 mila.

«Il futuro del nostro progetto – anticipa Chittaro -, oltre a nuove app, ha in serbo ulteriori sorprese: stiamo infatti creando in laboratorio applicazioni per la prossima generazione di dispositivi tecnologici, non ancora disponibili sul mercato. Uno di questi è l’Oculus Rift, il casco per la realtà virtuale domestica che Facebook sta attualmente perfezionando e che l’azienda di Zuckerberg prevede di lanciare a metà del 2015».

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