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Le avventure di Tin Tin – il segreto dell’unicorno

Nell’avvento del cinema post – umano attraverso l’utilizzo della “performance capture” viena ribadita l’insostituibilità della performance attoriale nel nuovo cinema digitale.
Il personaggio di Tin Tin, giornalista ed avventuriero, fu realizzato nel 1929 dal belga Georges Rèmi (in arte Hergè) ed in pochi anni divenne un’icona internazionale del fumetto. Fumetto caratterizzato da disegni pulitissimi e sceneggiatura curatissima, con storie che trattavano anche temi delicati. Le avventure di Tin Tin – Il segreto dell’unicorno” è un film che ha un significato particolare per Spielberg perché anche se fin ora non si era mai cimentato in una regia specifica nel settore, è comunque fin dagli anni ’80 che Steven si è interessato ai cartoon in qualità di producer. Poteva il Peter Pan per eccelenza non fare ciò? Sarebbe stato un controsenso e a guidarlo in questo territorio è stata la passione e il fascino per la realizzazione di uno sguardo libero dai limiti fisici delle riprese dal vero. La performance capture, la tecnica che prevede la registrazione dei movimenti corporei degli attori che guidano modelli 3D inseriti in un mondo digitale, è stata per Spielberg l’occasione per poter dare libero sfogo alle sue idee, al suo sguardo. Per gran parte del film il regista cerca di soddisfare alcuni obiettivi pensati da chissà quanto tempo, tipo piazzare la macchina da presa dove preferisce e guarda caso sono punti che non sarebbero ipotizzabili in un vero teatro di posa, un esempio su tutti lo spettacolare inseguimento motociclistico a Dagghar che si sviluppa in un lunghissimo piano sequenza e segue a seconda dei movimenti il punto di vista di Tin Tin, del cane Milù, del cattivo Sakharine o del suo falco. Il film racconta la storia di un giovane reporter (per l’appunto Tin Tin, Jamie Bell) che si ritrova tra le grinfie del diabolico Sakharine (Daniel Craig) convinto che abbia rubato un tesoro inestimabile legato al pirata Rackham. Con l’aiuto del cane Milù, dei pasticcioni detective Thompson&Thomson e dell’irascibile, ma arguto capitan Haddock, Tin Tin viaggerà attraverso il mondo alla ricerca dell’Unicorno, una nave naufragata che forse nasconde la chiave di una fortuna e un’antica maledizione.
Steven Spielberg e il produttore Peter Jackson sognano e realizzano un nuovo modo di fare cinema per trasmettere un nuovo senso del prodigio alle platee: ogni sequenza è ricca di idee e elementi visivi ed il regista padroneggia il suo gioco, avendo ormai trovato la strada che può liberarlo dai legami fisici che appesantivano l’ultimo Indiana Jones (pellicola che già di suo ambiva ad essere un cartone animato pirotecnico). Il film sottolinea il passaggio tra una maniera classica di intendere la cultura e l’intrattenimento di massa ad una messa in scena libera, che lascia spazio all’emozione totale grazie a un cinema visionaro e che sia chiaro “visionario”, non cinema d’animazione (come se mai avesse implicato assenza di fantasia).
Ecco il trailer: http://www.youtube.com/watch?v=i7DYsjyo6ak
 

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