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Artù. Foto di Massimo Di Soccio

Artù, è tempo di “Vola Ale!”: sound anni ’80 e tanta positività

Consapevolezza: è questa, probabilmente, la parola chiave di “Vola Ale!”, il nuovo disco di Artù che viene pubblicato proprio oggi, 25 maggio.

“Vola Ale!” è il terzo album di Alessio Dari, davvero un ascolto interessante. Contiene “Ti voglio”, brano di cui si sta molto parlando perché è un lavoro rimasto incompiuto di Rino Gaetano. Artù (spesso paragonato per certe sue caratteristiche al cantautore calabrese) ne ha completato il testo e lo ha interpretato con rispetto e molto cuore; in più, all’interno della canzone possiamo anche sentire la voce di Rino Gaetano.

Un bel biglietto da visita, ma è giusto iniziare la chiacchierata con Alessio dando un’occhiata più ampia a tutto “Vola Ale!”, un disco molto ben realizzato, ricco di consapevolezza personale e di una precisa visione musicale.

Si dice che il terzo disco sia il più difficile da fare: il primo apre la strada, il secondo la definisce, il terzo deve essere all’altezza dei precedenti e confermare che ci sei, che hai sempre qualcosa da dire.

Invece per me “Vola Ale!” è stato il disco più facile, perché è quello che è nato con maggiore naturalezza. Credo sia un lavoro coraggioso perché guarda al futuro. L’album precedente, “Tutto passa”, era invece cupo.

Rispecchiava un tuo momento così?

Sì, esatto. Adesso al contrario ho fiducia nel futuro. Ho maturato la convinzione che se cambi tu tutto quello che hai attorno cambia. Devi prenderti la responsabilità di quello che succede nella tua vita. Io credo che l’essere umano salvi l’essere umano. Prima, invece, davo spesso la colpa alle altre persone… ma non è così.

Come sei arrivato a questo cambio di prospettiva?

Da un percorso, non facile, fatto anche grazie all’aiuto di una psicanalista. È più facile non fare ricerca interiore e continuare a comportarsi come sempre, ma se indaghi dentro di te e ti fai domande ti accorgi che nonostante la fatica poi le cose cambiano. Quindi vola Ale, apri le braccia e vai verso il futuro. L’alternativa è restare fermi, sempre fermi.

Veniamo alle canzoni, che esprimono proprio questa tua nuova consapevolezza.

Le ho scritte tutte nell’arco di un anno e mezzo. Ne ho composte 16, nel disco ce ne sono 11. Ne ho messe da parte solo 5, quindi non ho scritto molto di più di quello che sentite in “Vola Ale!”. Non le ho inserite solo per non fare un disco troppo lungo.

Veniamo all’inedito incompiuto di Rino Gaetano, “Ti voglio”.

Questa è l’ultima canzone che ho inserito nel disco. Anna, la sorella di Rino, ha tenuto questo brano nel cassetto per 37 anni; un giorno mi ha chiamato dicendo che dovevo finirlo io perché ero l’unico che potevo cantare Rino. Io ci sono rimasto di sasso ma ho accettato, poi per due giorni mi sono chiesto “Perché detto di sì?!”. Ho sentito la responsabilità verso Rino, Anna, il pubblico, verso me stesso in quanto fan di Gaetano. Proprio da fan credo che avrei pensato come possa uno mettere mano a un suo testo per finirlo. Poi finalmente mi sono lasciato andare e ho completato il testo scrivendolo di stomaco.

Com’è andata poi con Anna?

Sono andato da lei. Eravamo in cucina, gliel’ho fatta sentire suonandola con la chitarra mentre lei faceva il caffè. Alla fine mi ha abbracciato.

Questa canzone è una divagazione rispetto agli altri brani del disco, perché l’hai scelta come primo singolo?

Perché da fan di Rino ho voluto dirlo a tutti che avevo cantato una canzone sua.

Hai già pensato al prossimo singolo?

Credo sarà “Ma lo sai cosa c’è”. Parla di una ragazza bella per i suoi difetti: senza quelli non mi sarei innamorato di lei.

“Vola Ale!” ha un sound anni ’80.

Sono cresciuto con quel tipo di suoni, in quel mondo. Mi piace, e in particolare “Ma lo sai cosa c’è” dopo due note ti trasporta in quel periodo grazie al sax.

Ci divertiremo con queste canzoni durante i tuoi prossimi concerti.

Stiamo preparando i live di “Vola in tour”. Spero ci saranno tante date.

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