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Come ricostruire la ricerca italiana

Ricercatori, esponenti dell’industria e il ministro Carrozza si sono confrontati oggi alla Bocconi sulla governance della ricerca in Italia. Ne esce una forte richiesta di coordinamento

L’Italia investe in ricerca un terzo della Finlandia (1,25% del Pil vs 3,8%, fonte Eurostat) e le imprese italiane, quando finanziano la ricerca universitaria, lo fanno con l’equivalente di 14.400 dollari a ricercatore, contro i 97.900 della Corea del Sud e i 72.800 dei Paesi Bassi (fonte Times Higher Education). L’Italia spicca per numero di ricercatori nazionali che si aggiudicano finanziamenti Erc (European reasearch council, i più prestigiosi e ricchi finanziamenti europei per la ricerca), ma li utilizzano presso istituzioni straniere. Ha preso il via questa mattina da una fotografia ben poco lusinghiera dello stato della ricerca in Italia il convegno “La ricerca in Italia”, organizzato da Università Bocconi, Novartis e Gruppo 2003.

Nei mesi scorsi si è anche concluso un esercizio di valutazione della qualità della ricerca degli atenei italiani a cura dell’Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca), al quale avrebbe dovuto far seguito una distribuzione premiale di fondi, ma i 41 milioni di euro previsti non sono per ora disponibili. “Se dovesse nuovamente mancare il collegamento tra valutazione e distribuzione premiale delle risorse, come nel caso di esercizi di valutazione svolti in passato”, ha detto il rettore della Bocconi, Andrea Sironi, “verrebbe a mancare anche la motivazione a considerare seriamente gli esiti della valutazione. Quando la valutazione è collegata alla distribuzione delle risorse si crea, invece, un meccanismo che spinge le università a prestare particolare attenzione alla produttività scientifica dei propri docenti. Si crea concorrenza tra gli atenei per assumere e mantenere i ricercatori più produttivi. I concorsi si concludono più facilmente con l’assunzione del candidato più qualificato, anziché quello ‘interno’, mentre il timore di perdere un docente con un’elevata produttività scientifica può spingere le università a creare le condizioni migliori perché tale ricerca possa essere svolta”.

Al convegno hanno preso parte, tra gli altri, Maria Chiara Carrozza (ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca) – intervistata da Tito Boeri (prorettore per la ricerca, Università Bocconi) – Gino Nicolais (presidente Cnr), Roberto Cingolani (direttore scientifico dell’Istituto italiano di tecnologia), Guido Guidi (head Pharma Region Europe Novartis), Silvio Garattini (direttore Irccs Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri), Francesca Pasinelli (direttore generale Fondazione Telethon), Gianfelice Rocca (presidente Gruppo Techint e presidente Assolombarda) e Maria Grazia Roncarolo (professore di Pediatria, Università Vita-Salute San Raffaele e presidente Gruppo 2003).

Il dibattito si è a lungo soffermato sui problemi di governance della ricerca, e a questo proposito il presidente del Gruppo 2003, Maria Grazia Roncarolo, ha affermato: “Il sistema di ricerca italiano ha bisogno di un ‘urgente intervento di rianimazione’: le diagnosi non mancano e i mali italiani sono ben noti a tutti. Si susseguono senza sosta nuovi segnali di allarme: preoccupante performance dei giovani ricercatori italiani agli starting grants Erc; fuga inarrestabile dei cervelli; mancanza di fondi premiali per valorizzare il lavoro dell’Anvur ecc. E’ finito il tempo degli annunci: occorrono fatti concreti. Nessuna progettualità per la ricerca e nessun piano strategico, per quanto ben strutturato, potrà essere realmente incisivo se non sarà accompagnato da una vera rivoluzione nei meccanismi di governance e dalla disponibilità dei finanziamenti indispensabili per realizzarla. È ora di pensare seriamente a una c abina unica di regia e di impostare un’indagine sulla natura e entità complessiva dei finanziamenti pubblici alla ricerca e sui criteri con cui vengono erogati. Bisogna far presto, prima che sia troppo tardi… “.

È tornato sull’idea della cabina di regia, affrontando il tema del coinvolgimento dei privati, Guido Guidi, head Pharma Region Europe Novartis: “Per il rilancio della ricerca in Italia è indispensabile una cabina di regia che governi priorità e investimenti: dove l’industria possa svolgere un ruolo trainante per colmare il gap tra la ricerca di base e il raggiungimento di outcome concreti per l’innovazione. Al settore privato, in altri termini, va riconosciuto un ruolo di partner nelle collaborazioni con l’università, così da potere definire politiche sostenibili, valorizzare al meglio le risorse del paese, in primo luogo i molti giovani talenti di cui disponiamo, e moltiplicare le best practice, avvicinandoci agli standard europei”. Un esempio recente di impegno verso i giovani talenti – ha proseguito Guidi – è stato il Novartis Biotechnology Leadership Camp, organizzato per la prima volta in Italia lo scorso settembre: un workshop esclusivo sulla ricerca biomedica, ideato e strutturato in modo da sviluppare sinergie tra industria e mondo universitario. Era riservato a trenta giovani ricercatori, ma le candidature sono state ben 1.600, a testimonianza di un grande bisogno e del dinamico patrimonio di intelligenze e capacità professionali, che meritano uno sbocco adeguato.

 

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